Il calendario di Sara Varone è sicuramente il più atteso dell’anno. I motivi sono misteriosi e forse nascosti nel profondo del cervello umano, maschile ovviamente. Sara è sicuramente molto bella ed affascinante ma nel mondo dello spettacolo si può certamente trovare di meglio; inoltre non è propria una superdiva, la sua fama è piuttosto recente e dovuta soprattutto al gossip. Le sue apparizioni artistiche sono limitate alla trasmissione Buona Domenica, qualche upskirt, un po’ di surf con il davanzale in vista e poco altro. Il suo fisico poi non è certo straordinario come si evince dalla pancetta nelle foto sotto (immagino i miracoli con il fotoritocco!!) e il suo seno potrebbe aver conosciuto la mano del chirurgo. Sensazioni. Io credo che tanta aspettativa sia semplicemente dovuta ad un certo alone di mistero che avvolge il personaggio (per Sara sarà una prima assoluta). Forse ci sono anche motivi anagrafici, ma io penso che il motivo principe sia solo uno: le tettone della Varone. Se poi sono rifatte chissenefrega!
Ottobre 11th, 2008 2 Comments
Ecco un contest veloce veloce ma molto divertente. Il tema è sempre quello: fotografia. Nell’era dello scatto digitale e delle memory card i matrimoni sono diventati una sorta di festival dell’immagine: attorno agli sposi si alternato decine di fotografi. Ci sono signori di una certa età con la Leica a telemetro, il giovanotto supermoderno con la reflex digitale, la signora con la usa e getta che fotografa in chiesa senza flash e tutta una serie di appassionati con le compatte, che in totale si superano abbondantemente i cento milioni di pixel. Il compito del professionista che dovrà immortalare uno dei giorni più belli di una coppia è davvero molto difficile, ci sono tempi e riti da rispettare, ci vuole prontezza, rapidità di esecuzione, capacità tecnica, fortuna perchè no e molta molta attenzione: sbagliare non è consentivo. In collaborazione con il portale di fotografia Nadir ho deciso di premiare con il libro ‘La fotografia di Matrimonio’, di Jeff e Kathleen Hawkins, il miglior scatto di matrimonio che riceverò nella mia casella di posta elettronica prima della mezzanotte di martedì 14 ottobre 2008. Non c’è regolamento, non c’è giuria, non c’è voto popolare. Scelgo solo io a mio insindacabile giudizio. Boa Sorte!
Poco prima dell’inizio del campionato di calcio ho iniziato a collaborare con il sito di Alessandro Rosina. Sono durato meno di De Biasi, lui è ancora in sella, io ho già rassegnato le mie irrevocabili dimissioni. Voglio subito chiarire: si trattava di una collaborazione a titolo gratuito. All’inizio mi era stata promessa, per iscritto (su Skype, conservare le proprie conversazioni serve sempre), ampià libertà. In realtà ho visto solo catene e censura. Non si può scrivere autorete di Di Loreto, meglio gol della Reggina, non si può scrivere che sulla fascia deve giocare Abate, potrebbe infastidire altri giocatori in lotta per una maglia da titolare. Questa non è ampia libertà. Posso capire le problematiche connesse alla gestione di un sito del genere e che dichiarare che quanto scritto non manifesta le idee di Alessandro Rosina possa non bastare, soprattutto nel mondo del calcio sempre alla ricerca della polemica gratuita: ma se mi viene promessa ampia libertà, ampia libertà deve essere. Dimissioni e andiamo avanti, non tutto il male viene per nuocere: ho trovato l’occasione per curare, sul serio, una rubrica settimanale dedicata alla squadra più bella antica, onesta e gloriosa di Torino, ho trovato un logo ed un nome. I miei scritti non compariranno sul sito di Rosina ma sarò libero di scrivere il mio pensiero, di criticare e, spero, di esaltare la mia squadra del cuore. Forza Toro, nel cuore e nell’anima.
Ho aderito con entusiamo, fra i primi, al progetto Codice Internet. L’idea di base era (forse lo è ancora) di divulgare la rete in Italia, portare Internet alle persone anziché aspettare che la gente venga in Internet. Mi sembrava una scelta giusta nel momento più opportuno. Il primo contatto è stato decisamente negativo; dopo cinque secondi mi sentivo intrappolato nella solita rete sociale dove vince chi riesce ad avere più amici. Il motivo delle amicizie ancora adesso mi è ignoto, il tutto diventava un incrocio maldestro fra Facebook e Twitter: allegria. Poi ho notato i primi sponsor ‘istituzionali’, una serie di nomi altisonanti: ci può stare, se vuoi divulgare hai bisogno di soldi. In questi ultimi giorni il programma è partito con le prime iniziative per portare internet alla gente: convegni, congressi, interviste, il misterioso Tour, tutto a Milano. Faccio fatica a capire. Per portare Internet alle persone bisogna organizzare incontri fra ‘esperti della rete‘ che parlano di fronte ad altri tecnici del web di argomenti assolutamente inutili per le persone che non conoscono internet? Non voglio entrare troppo nel merito degli argomenti trattati e soprattutto non voglio parlare di alcuni ospiti, però a me non sembra che il progetto abbia preso la direzione giusta. Portare internet alle persone significa ben altro: alle persone, alla casalinga di Tortona, non importa un fico secco di sentire parlare Daniele Bossari (ma anche Selvaggia Lucarelli) di quanto sia bello, di quanto sia utile internet. La gente vuole sapere quale tasto premere per accendere il computer, la gente deve capire cos’è un browser, le persone che non usano internet devono capire i vantaggi che porta questa straordinaria tecnologia (che vogliano poi è tutto da dimostrare, siamo noi che vogliamo loro). E per insegnare queste cose non serve organizzare un convegno in centro a Milano, non serve preparare un talk-show con ospiti famosi: siamo noi che dobbiamo andare da loro. Se io non conosco un prodotto non mi sogno nemmeno di comprarlo e non vado a Milano (che poi Milano, è la città italiana più moderna: perché non Trescone sul Mincio? Scomodo, eh?); è il prodotto che deve venire da me e farmi capire perché lo devo comprare. Le persone che non usano la rete ne sentono parlare, sono anche curiose, ma generalmente non abitano a Milano e durante la settimana lavorano; e non hanno nessuna intenzione di partecipare ad un convegno di tecnici. Per spiegare a mia madre come funziona le rete, Marco Montemagno deve venire a casa mia con il suo computer, bussare alla porta e dire: “Buongiorno signora, sono Marco Montemagno di Codice Internet e sono qui per portarle Internet!”. Poi deve iniziare da come si accende il computer (sempre che mia madre non gli abbia detto: “Aveimo za deito” prima di sbattergli la porta in faccia), perché mia madre non sa ancora come si accende il computer. Critiche, solo critiche. Ma da quanto sento in giro non sono l’unico a pensare che il progetto Codice Internet non funzioni. Bisogna arrivare in casa delle persone che non utilizzano internet. Come? Con i mezzi di informazione ‘tradizionali’, si proprio loro: televisione e giornali, gli unici che conoscono. Spiegare con chiarezza e senza paroloni (quindi niente super-esperti della reti) perché io, casalinga, perché io, operaio, devo comprarmi internet. Quali sono i vantaggi, quanto devo spendere. Il resto è fuffa, tempo perso: sempre che l’obbiettivo sia davvero quello di portare Internet alle persone.
E’ una domanda difficile. Molto difficile. La stragrande maggioranza delle persone non si ritiene fotogenica. E’ un problema. Molte volte ho dovuto superare la diffidenze del mio soggetto, la risposta è sempre la stessa: “Non sono fotogenica, in foto rimango male”. Un’altra leggenda metropolitana sostiene che i ritratti a sorpresa rimangano meglio delle foto in posa: i fattori sono tanti, ma difficilmente una foto preparata può risultare peggiore di una foto al volo. Perché? Bisogna prima capire di cosa stiamo parlando: cos’è la fotogenia? Quando una persona è fotogenica? Non è un concetto semplice e in realtà non esiste una vera e propria spiegazione; certamente bello non è uguale a fotogenico. Ed è valido anche il discorso contrario. Fotogenico è quel volto che, congelato in un espressione statica, ferma, conserverà qualità estetiche e presenza molto simili a quelle dal vivo. Risulteranno fotogenici quindi quei volti privi di una particolare qualità espressiva, privi di una mimica facciale particolare. Al contrario un viso instabile, espressivo, bello perché particolare nelle espressioni, se congelato in un solo momento perderà parte della sua bellezza e, probabilmente, verrà catturato in immagini goffe, strane e quindi risulterà poco fotogenico. Come risolverà il problema? La risposta è molto semplice: scattando tantissime foto, dedicando molto tempo alla ricerca dell’immagine migliore. Senza arrendersi e senza avere fretta. Il segreto è soprattutto nella pazienza e nel tempo che vogliamo/dobbiamo dedicare alla ricerca, la ricerca di un’immagine statica che possa rappresentare al meglio il viso della persona che abbiamo di fronte. Un altro fattore molto importante è quello psicologico: una persona poco fotogenica (oppure che si ritiene tale perché nessuno le ha mai dedicato tempo) è tendenzialmente in difficoltà di fronte all’obbiettivo. Questo è uno dei motivi che alimenta la leggenda metropolitana di cui parlavo prima: davanti alla macchinafoto diventano impacciate e la loro espressività facciale aumenta, se colte di sorpresa (con un colpo di fortuna) non hanno pensieri strani per la testa e le possibilità di ‘venire bene‘ aumentano. Come venire a capo della situazione? Ci sono tanti piccoli suggerimenti da seguire, la stragrande maggioranza di tipo psicologico. Tante foto e tanto tempo, come dicevo prima, è sicuramente il consiglio migliore; anche la scelta dell’abbigliamento è fondamentale (generalizzo ma il riferimento a modelle di sesso femminile è chiaro, gli uomini hanno molte più ritrosie a farsi fotografare; chissà poi perché), anche se fotografiamo solo il volto anche intimo e scarpe hanno la loro importanza: sentirsi a proprio agio e magari più eleganti/interessanti aiuta non poco. Poi il bravo fotografo deve capire quali sono i difetti del viso, trovare l’angolazione migliore (naso grande si fotografa dal basso, viso largo si fotografa dall’alto) e coinvolgere il modello/a, instaurare un rapporto di fiducia che al termine del lavoro deve essersi trasformato in amicizia. A me piace molto scattare tantissime foto, a raffica (con il digitale si può), nei primi minuti, prendere una pausa, scambiare qualche parola quindi aprire il vano delle memory card ed inserire la scheda: “adesso iniziamo seriamente”. Spiegare che le prime foto sono sempre orrende e tanto valeva non scattare niente. Questa tattica, anche divertente, elimina una buona parte delle barriere ‘psicologiche’ che si creano fra soggetto e fotografo. E adesso non resta che trovare un soggetto e scattare almeno sei foto interessanti. Almeno sei, sembra facile vero?
* Si parla sempre di modelle/i non professionisti; con i professionisti il discorso è sempre valido ma sicuramente i problemi (di fotogenia soprattutto) sono infinitamente minori.
* La modella nella foto è Marla Molton, la prima immagine interessante con la ricerca fotogenia in Google Immagini.
Il Toro di Gianni De Biasi ha collezionato 1 vittoria, 2 pareggi e 3 sconfitte. I risultati negativi sono arrivati per mano delle primi tre in classifica: Inter, Lazio e Udinese. In questo primo scorcio di torneo il tecnico di Sarmede ha schierato la formazione granata con due moduli differenti: 433 e 442. Il primo schema prevede un centrocampista basso (Corini), due centrocampisti dediti al contenimento e alla copertura delle fasce laterali (Zanetti e Saumel) e tre attaccanti di cui due in veste di suggeritori (Amoruso e Rosina) e uno (sempre Bianchi) in veste di finalizzatore. Con l’infortunio del capitano, e con il contemporaneo rientro di Abate, il mister ha scelto di passare al più solido (sulla carta) 442 che ha visto l’ex empolese sulla fascia destra, Saumel e Rubin alternarsi sulla sinistra e due punte: Abbruscato (con la Lazio) e Amoruso (con l’Udinese) hanno fatto reparto con il solito Bianchi. Le considerazioni da fare sarebbero molte ma probabilmente sarebbero anche limitate del basso numero di minuti disputati: utilizzando i tre attaccanti la squadra sembra decisamente meno solida e decisamente più sbilanciata. Sembra, perché alla fine della fiera i risultati del campo non sono stati molto diversi: in tutte le partite disputate il Toro ha giocato un’ottima mezz’ora salvo poi crollare dopo i gol avversari. E’ successo sempre. In quasi tutte le occasioni il gol avversario è arrivato al primo vero tiro in porta, quasi sempre grazie ad una distrazione difensiva: autoreti con Reggina e Inter, errori di posizionamento con Chievo e Lazio, errore nel disimpegno con l’Udinese. Non ho la sfera di cristallo, ma penso che con il rientro di Rosina De Biasi tornerà all’antico: tre attaccanti. Perché? Semplice, molto semplice: la mancanza di una vera ala sinistra di ruolo. Io invece ho un’altra idea, invisa a molti, ma che a mio modo di vedere risolverebbe davvero tanti problemi. Io penso che a sinistra, nel ruolo di ala pura, dovrebbe giocare Alessandro Rosina. Il Capitano e Abate sulle fasce, Amoruso e Bianchi dentro l’area di rigore. Io ricordo Rosina in quella posizione solo nel secondo tempo contro il Palermo a Torino, lo scorso campionato: tre gol e altrettante occasioni da rete con prestazione sontuosa del talento di Belvedere Marittimo. Possiamo discutere di uomini e tattiche per giorni interi ma la fortuna nel calcio gioca un ruolo fondamentale: rigori non concessi (su Pratali in Toro-Lazio) e gol annullati (Bianchi in Udinese-Toro) possono cambiare radicalmente lo svolgimento di un incontro. Adesso ci sono tre partite, tutte all’Olimpico, davvero molto importanti: speriamo che gli episodi possano, per questo mese, favorire il Toro.
Finalmente è giunta l’ora: il più grande supereroe ligure (ma non solo) irrompe nelle nostre sale. Capitan Basilico è arrivato. Venerdì 10 ottobre è il giorno scelto per l’arrivo dell’eroe dei nostri sogni, il più grande paladino della giustizia: non è superman, non è spiderman, non è batman. E’ capitan Basilico. Non è uno scherzo, è semplicemente l’ultimo capolavoro dei Buio Pesto: dopo un anno di lavoro, con un budget decisamente basso e grazie alla collaborazione di amici, personaggi celebri (Enrico Ruggeri, Giorgio Faletti, Serena Garitta, Ale & Franz i primi che mi vengono in mente) e semplici comparse (oltre 1600), il capitano è pronto ad aiutare chi è in difficoltà. L’intero incasso sarà infatti devoluto al progetto “Ambulanza Verde“. Se abitate in Liguria, se passate per la Liguria, andate a vedere il film. Un film che forse non avrà effetti speciali da Oscar ma che comunque garantisce divertimento e, soprattutto, aiuta una nobile causa.
“Capitan Basilico” è il secondo film benefico dei Buio Pesto. Dopo il successo di “Invaxön - Alieni in Liguria”, che sbancò i botteghini cinematografici liguri nel 2004, la band di Bogliasco ha girato un nuovo lungometraggio per raccogliere proventi destinati al progetto “Ambulanza Verde”. Anche stavolta l’intera regione ha risposto con entusiasmo alla chiamata dei Buio Pesto: il cast è interamente ligure e i grandi numeri della lavorazione ne fanno un altro piccolo kolossal. Oltre gli attori (solo alcuni professionisti, la maggior parte dilettanti) hanno dato il loro contributo al film Enrico Ruggeri, Giorgio Faletti, Ale & Franz, Elio e le Storie Tese, Piotta e Capitan Ventosa. I “vip” hanno recitato gratuitamente, così come i 400 attori e le 16.000 comparse. Tutti uniti da un unico obiettivo: aiutare le pubbliche assistenze bisognose di mezzi di soccorso e attrezzature mediche.
Due ore di pellicola, 132 scene girate in 57 location, 400 attori in scena, 1.000 collaboratori, oltre 16.000 comparse, 49 giorni di riprese e 2.200 ore di lavorazione sono i numeri di questa nuova impresa tutta ligure.
La trama vede Capitan Basilico, primo supereroe ligure dedito ad aiutare il prossimo in difficoltà, alle prese con la folle gelosia di Regina, la sua bellissima ma vendicativa ex fidanzata, che dopo aver compiuto una serie di spettacolari furti per screditarlo di fronte ai suoi ammiratori, lo rapisce, per infangare definitivamente la sua reputazione di eroe invincibile. Le forze dell’ordine non potranno che rivolgersi ai Buio Pesto per ritrovare il beniamino dei liguri e sgominare la banda di fantasmagorici supereroi assoldati da Regina.
Erica Campbell è una modella americana celebre per le sue apparizioni sulle riviste PlayBoy e PentHouse. E’ stata infatti Playboy Special Editions Model nel 2005, Cyber Girl della settimana (Giugno 2006), Cyber Girl del mese (Ottobre 2008) e Penthouse Pet del mese (Aprile 2007); è attualmente in lizza per essere eletta Pet of the Year 2008. Erica è nata a Deerfield nel New Hampshire (Stati Uniti) il 12 maggio 1981: le sue misure (naturali) sono 90-60-92. Nel maggio di quest’anno ha annunciato, tramite il suo sito web, l’intenzione di lasciare la carriera di modella per dedicarsi interamente alla difesa dei diritti degli animali. Erica gestisce una clinica per animali abbandonati e maltrattati e intende usare il suo corpo e la sua fama per difenderli. Causa nobile, davvero. Brava Erica.
Stasera si parte, come annunciato nelle varie reti sociali. La destinazione è l’Egitto, Sharm El-Sheikh. Vi risparmio la cifra super bassa in quanto sono sicuro che nel giro di tre secondi netti un commentatore affermerà di averla trovata, identica, ad almeno 100 euro in meno. Questo blog rispetterà quindi un silenzio quasi completo (troverò una wi-fi nel deserto?) di circa otto giorni; solo la Frizza non va in ferie. Logico. Vi regalo una ‘bellissima‘ immagine datata 19 ottobre 2003: arriva direttamente dal mio album personale. Scattata pochi giorni prima di un’analoga partenza per la terra dei Faraoni. Bella vero?
























